Il ghosting post coitum

Qui a Berlino siamo in piena seconda ondata, ma non sembra essere cambiato granché. Ristornati e bar sono chiusi, ok, ma a parte questo la vita scorre abbastanza normalmente per molte persone. In assenza di bagni di folla e con i locali chiusi, le app di incontri sono particolarmente congestionate e alla fine, eccomi qua, che cedo ancora una volta alla tentazione di provare. Non so perché lo faccia, onestamente. La prima volta che ho scaricato Tinder è stato diversi anni fa, nel tempo ho avuto relazioni, ho cancellato l’app, l’ho scaricata di nuovo, ho giurato di non scaricarla più, l’ho scaricata di nuovo e così via. Non so neanch’io cosa mi aspetti di trovare, certo è che qui al nord conoscere gente in modo spontaneo è molto più difficile, che nei Paesi mediterranei, e poi di relazioni inconcludenti se ne iniziano parecchie anche nei bar, o con amici di amici, non credo che a fare la differenza sia il “dove” ci si incontra, quindi, per quanto i risultati finora siano stati deludenti, ci ricasco sempre. Ogni volta che avvio una conversazione con qualcuno di nuovo, però, l’entusiasmo è nettamente inferiore rispetto alla volta precedente, le aspettative ormai sono circa pari a zero e la motivazione per lasciare il divano in favore dell’ennesimo incontro-con-sconosciuto è veramente bassa. Ora nello specifico, sto chiacchierando con un tipo spiritoso, che fa un lavoro creativo, che è apparentemente dotato di senso dell’umorismo e di un palato decente (ama cucinare, dice). Eppure, il divano mi tiene prigioniera e non riesco a raggiungere neanche un decimo della motivazione necessaria a staccarmene – scusa, Jean-Baptiste.

 

No, non voglio morire da sola – ma comunque non è certo quello che più mi spaventa in assoluto. Recentemente sono stata vittima di ghosting e questo, unito a una lunga serie di altre improbabili esperienze, mi porta ad avere più voglia di fare il bucato dei delicati, che di uscire con un bonazzo che ama stare ai fornelli. Sono sempre stata una grande fan del rapporto causa-effetto, non amo fare la vittima né sprecare tempo a versare lacrime (ché tanto non cambia niente), quindi preferisco cercare di capire e negli ultimi giorni mi sono spesso persa nei meandri di quel delicato fiore di loto che è l’universo emotivo maschile. Alla fine, quello che ho concluso è che, se uscire da una stanza senza salutare non è educato, non vedo come uscire da una persona senza farsi più vivo possa essere accettabile. Punto e basta.

Sono stanca dei “ma magari ha percepito che eri interessata e si è spaventato”, perché no, non era un procione e nemmeno un gatto selvatico. Sono stufa dei “ma gli uomini sono così, forse dovevi aspettare di più ad andarci a letto, perché si sa, amano cacciare!” Sì, ma uno che ancora è legato all’idea della caccia, meglio averlo perso subito, perché io di raccogliere bacche e allevare cuccioli d’uomo in una caverna non ne ho alcuna voglia.

Quindi, in conclusione, ecco la mia idea sul ghosting post coitum: ci fate un favore a levarvi di torno subito, perché evidentemente siete uno spreco di tempo – e no, non ci sto a dare la colpa a me, al fatto di essere interessata all’altra persona o al fatto di avere degli istinti e amare la fisicità.

Spero solo che mi torni la voglia di dare un margine dubbio a Jean-Baptiste o chi per lui.

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