Prendere e partire

Ho avuto per molto tempo il desiderio di prendere e partire, ci sono anche andata parecchio vicino, ma niente…ero sempre là. Ti senti spesso ripetere perle di saggezza, del tipo “certe cose vanno fatte a 20 anni, sennò poi non le fai più” oppure “per partire devi avere delle certezze, sennò dove vai?”. Quello che spesso non viene capito, è che se decidi di partire è proprio perché le certezze non sono la tua priorità. Dando per assodato che i consigli vanno semplicemente ignorati – specie quelli non richiesti, che sono il 96% – le cose succedono quando è il momento, quando siamo pronti, non un secondo prima. Pochi anni fa ho elaborato un piano, messo via dei soldi, raccolto tutte le informazioni utili e infine comprato un biglietto di sola andata. “Quindi finalmente ti sei levata di torno?” direte voi. No, non era ancora il momento. Per una serie di eventi che preferisco non rievocare, ho incontrato un mio ex, uno di quelli che “sei pazza a chiudere con lui?!” ed eccomi qua che impugno il telefono da più di dieci minuti, nel tentativo di farmi rimborsare il biglietto – nel caso aveste dubbi, non me l’hanno rimborsato.

Col senno del poi direi che è stata la scelta sbagliata

e non solo perché ci siamo lasciati, ma perché ho capito che quando hai un progetto di vita, devi seguire quello. Punto. Non puoi rinunciare ai tuoi piani nella speranza che la persona che sta con te ne diventi parte e li abbracci a sua volta, come pure non puoi pensare che se per anni hai desiderato prendere e partire, all’improvviso non lo vorrai più e ti andrà bene fare tutt’altro. 

Avevo investito molto in quella relazione, non soltanto avevo deciso di non partire, ma mi ero trasferita nella città che avevo lasciato con immenso sollievo anni prima e avevo iniziato tutto da capo. Credo che in realtà dentro di me sapessi che non era la cosa giusta, ma è facile dirlo adesso. Quello che non fu per niente facile fu prendere una decisione, allora, eppure io in genere sono brava in questo: se voglio qualcosa, vado a prendermela, se voglio qualcuno, pure. In questo caso ero combattuta. Non è andato tutto liscio – ovviamente – per niente. Purtroppo quando ho iniziato a organizzarmi per cercare un lavoro e trasferirmi, sono sorti dei problemi di salute che mi hanno lasciato in stand-by per un bel po’. Alla fine ho subito un intervento, mi sono ripresa, ho iniziato un nuovo lavoro e una nuova vita.

Non entrerò nel dettaglio delle dinamiche che hanno portato il nostro rapporto a sgretolarsi, perché per quanto ami condividere e credo sia utile farlo, certe cose sono private, ma dirò semplicemente che col passare dei mesi, ho iniziato a non stare più bene, ad avere attacchi d’ansia e a sentirmi triste e senza energie. Non stavo vivendo una relazione terribile, né avevo un lavoro da incubo, stavo semplicemente vivendo la vita di qualcun altro, una vita normalissima, che sarebbe potuta anche andare avanti così per sempre, volendo, solo che non era la mia. Dovevo fare qualcosa, non volevo buttare tutto alle ortiche, ma volevo tornare a sentirmi felice e a un certo punto le parole mi sono semplicemente uscite di bocca. (Altra considerazione col senno del poi: condividere con un uomo sia casa che lavoro non è un’idea saggia.)

Condivido la mia esperienza perché sono sicura che ci siano altre persone che si sentono così e, credetemi, all’epoca mi avrebbe fatto bene sentirmi più capita, anziché ricevere i suddetti consigli o giudizi, del tipo “si vede che non ti importa abbastanza di lui”. A volte tendiamo ad abbracciare l’idea assurda che il prezzo per amare qualcuno debba essere la nostra felicità. Sbagliato! Ovviamente non sarebbe realistico non accettare qualche compromesso, ma credo si possa amare autenticamente qualcuno solo restando fedeli a se stessi.

Chi parte finisce automaticamente nei panni del cattivo, va messo in conto e non fa piacere, ma è così.

La mia copia delle chiavi sul tavolo della sua cucina, qualche scatolone, la valigia, macchina carica e via.

Ho versato qualche lacrima – non sono del tutto priva di umanità, eh – e poi ho spinto sull’acceleratore, aperto il finestrino, acceso la radio e sorriso: non avevo più niente da perdere, sarei partita!

Arrivata a Berlino, tutto quello che avevo era una stanza prenotata per una settimana.

Stop. Il piano era: dare un’occhiata, farmi un’idea dei quartieri, trovarmi un posto dove stare e iniziare con calma a conoscere la città per capire se fermarmi o no. Appena prese le chiavi dell’appartamento, ho lasciato le valigie, mi sono data una rinfrescata e sono partita all’esplorazione della città. Era fine ottobre, il cielo era limpido e io ero piena di voglia di vivere, volevo prendere a morsi questa nuova vita che finalmente avevo tra le mani! Ho camminato un bel po’, fino a vedere la cupola del Reichstag. Non dimenticherò mai quella sensazione: nessuno ad aspettarmi a casa – nessuna casa, a dirla tutta – nessuna scadenza, carta bianca: ero libera e non mi ero mai sentita tanto felice.

 

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