Anatomia di una lunga agonia

 

Mentre mi preparavo per l’appuntamento con Gian Giorgio, tra il 24esimo e il 25esimo cambio d’abito, pensavo che ci sono cose che mi sono sempre piaciute e che – lo posso affermare con certezza – mi piaceranno per sempre. Mi riferisco ad esempio al cioccolato e alle fragole. Sono sapori che amo e non dipende dal periodo che sto attraversando. Mi fanno impazzire e basta, dipende da come sono fatta. Mi chiedevo, con una considerevole dose di ansia mista a terrore vero e proprio, se questo principio non fosse applicabile anche alle persone. 

 

“E quindi ancora ascolta ossessivamente la vostra canzone e fatica a passare in alcuni angoli della città?”

“Sì, è ridicolo”

“No no, non lo è neanche un po’! Non sa che sono le cose che ci sono sfuggite per un pelo, quelle che abbiamo tenuto un attimo tra le mani – giusto il tempo di gustarne la bellezza – e poi abbiamo perso quelle che fatichiamo più a lasciar andare? Un po’ come un gioiello che cade in un pozzo…ormai è andato, ma ce ne restiamo lì a fissare il fondo, malati di nostalgia”

“È proprio come mi sento io…oltre che ubriaca! Questo rum è fantastico e molto pericoloso, va giù che è una meraviglia!

“Eh lo so, sono una buongustaia io!”

“Ora devo andare, devo mettermi alla ricerca. Grazie”

“E di cosa? Passo molto tempo da sola, ho una scatola piena di foto, tanti ricordi, tanto rum, ma nessuno con cui berlo. Passi a trovarmi quando si sente troppo sobria! E per il vestito, provi in quel negozio che le dicevo, vedrà che lo trova!”

“A presto!”

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